cinema in collina
Ancora oggi odiato, reputato un film privo di senso dove la forma prevale sul contenuto e il male trionfa sul bene, ipercensurato nella sua versione italiana, The Doom Generation è un film pericoloso, un moral panic provocker, un film inaspettatamente dirompente, sexy, straordinariamente politico e sfacciatamente iconico.
Film indipendente del 1995, corredato spesso in modo significativo dal sottotitolo an eterosexual movie, The Doom Generation è il secondo capitolo della Teenage Apocalypse Trilogy diretta dal giovane regista Gregg Araiki, che si apre nel ’93 con Totally Fucked Up per chiudersi quattro anni più tardi con Nowhere, nel ’97.
Ad accomunare i tre capitoli è letteralmente l’apocalisse, tematica e formale: l’estetica dell’eccesso, la frammentazione narrativa, il caos corale, la violenza e il sesso inscindibili.
Volendo vedere questi film come espressione di un genere, il coming of age, ci si trova sulla strada sbagliata. I protagonisti sono sì giovani outsiders e queer, ma si tratta di un cinema CONTRO il futuro.
I suoi protagonisti sono soggetti apocalittici che vivono nel mondo come se un futuro non esistesse.
Non è contemplata la loro redenzione, non è contemplabile che la loro diversità venga plasmata, assimilata. Il cinema di Gregg Araiki è un cinema contro l'assimilazione e la normalizzazione delle identità queer, è un cinema contro il progresso.
ATTENZIONE trigger warning: violenza sessuale, violenza omotransfobica.